Gennaro Branca nasce a Salerno nel 1979. Sin dagli esordi è evidente la propensione per quei linguaggi neo-espressivi nati all’inizio degli anni Ottanta del Novecento, e caratterizzati in particolare dall’attrazione per una cosiddetta “bellezza del disordine” peculiare all’idea di una nuova urbanità. È in quel momento storico, infatti, sublimate tutte le precedenti esperienze gestuali e segniche e riconducibili all’espressionismo-astratto americano e all’Informale Europeo, che emergono, propriamente dalla strada, dai sobborghi e dalle periferie i semplificati linguaggi Street ai quali Branca guarda con interesse per la loro forte componente politica, da intendersi quale istanza liberatoria tanto sociale quanto individuale. Quel senso di tormento, complice anche una formazione trasversale – Branca si dedica parallelamente a studi nell’ambito della cucina e della cinematografia – quella frammentarietà fatta di segni, scritte, simboli e visioni talvolta infantili, ritornano prepotentemente nell’immaginario dell’artista, fra la fine degli anni Novanta e primi Duemila, avvicinandolo ai nuovi gruppi di Writers e Street artisti formatisi all’epoca, di fatto conducendolo all’uso privilegiato della bomboletta come medium espressivo. Qui la sua trasversalità si fa preponderante e le sue esperienze congeniali a strutturare visioni inedite dove anche il tema del cibo, inteso come elemento primario e necessario all’uomo in quanto nutrimento, ritorna in forma di soggetto sintetizzato. Nelle sue tele si fanno largo i concetti di odore e di aroma, fondamentalmente connessi a una dimensione sinestetica con la natura e il circostante, che di fatti palesa il nucleo essenziale dell’ambito d’ispirazione della sua ricerca. Quel segno diventa in seguito la sua cifra distintiva ma in modo del tutto inedito. Nel secondo decennio degli anni Duemila, infatti, la tipica verniciatura della bomboletta è nelle mani di Branca usata concettualmente come pura pittura, dove mostra di avere assimilato e fatti propri tutti gli elementi costitutivi dell’arte urbana, meditati e mediati secondo una visione più calma e distesa, molto più matura, lontana da palesi flessioni politiche, e tendente a un intimismo e un’introspezione di maggiore intensità. L’inquietudine della gioventù, l’insofferenza al vivere e al rintracciare un proprio posto nel mondo, se in prima battuta si configurava come una sorta di abbraccio violento fra la sua persona (l’artista), la natura e la contemporaneità, diventa nelle sue ultime opere un incontro più dolce, dove il dialogo fra l’uomo e il creato si fa espressione di gioia e collante di elementi coscientemente interpretati come parte di un tutto. Sebbene il suo segno sia sempre nervoso, le sue tele caotiche e portatrici di una certa irrequietezza, e sebbene sia sempre dominante un cromatismo ai limiti dell’eccesso, aggressivo e incontrollato se vogliamo, palese anche quando si muove esclusivamente in bianco e nero, le esperienze degli ultimi anni hanno condotto Branca a meditare su una componente segnica più razionale. Questa, desunta dallo studio di elementi prettamente scientifici, come la modificazione cellulare o la clonazione vegetale, l’ha portato alla realizzazione di tele sempre più stratificate, proprio a volere fare emergere il senso “sovrapposizione” che accompagna l’esistenza, nella storia e nella natura, da sempre; ed entro il quale emerge più evidentemente l’aurea emotiva e sentimentale complementare al vivere.

Gennaro Branca (Salerno, 1979) has been an active member in the world of writing and street art in Italy since his childhood. In 2005, he graduated in Multimedia Illustration at the Institute of European Design in Rome, city where he collaborated with diverse advertising agencies for the campaigns of famous brands. He also worked in film industry with different filmmakers, among whom Abel Ferrara on his movie Mary. In 2007 and 2008 his work was presented at the gallery Plantazero in Barcelona. To further develop his painting studies, he moved to Cosenza, in the south of Italy, to assist artist Cesare Berlingeri in various publishing projects and exhibitions. His research focuses on genetic modification and cloning, which he translates through a peculiar artistic language, an instinctive painting and the use of multiple signs. In 2011, Branca participated in the collective exhibition New Routes of Painting at the Museum of Ancient Arsenals in Amalfi and started a collaboration with ELLEBI Gallery in Cosenza. In 2013, he presented his work Sinthia in a solo show at the Arcade Book and Look library in Catanzaro. In 2014 he participated in the collective exhibition Quiet and a bit of anarchists at Rosa Niglio Itri in Stella Cilento (SA). In 2015 and 2016, Branca exhibited at Setup – ArteFiera in Bologna with ELLEBI Gallery and participated in the collective show Cromatici at Cerruti Arte in Genova. Always in 2015, a selection of his works was exhibited at Nicola Pedana Gallery in Caserta (SA), while the following year, he had two major solo shows: Art in the factory at Grafphic Center Srl. in Foggia and De rerum natura at ELLEBI Gallery. He also participated in the project CoRe – Healing Garden organized by Cosenza Rotaract with his first sculpture permanently installed in the garden of the Annunziata Hospital. In 2017, his works were exhibited in the solo show Parathyra at Marzamemi ancient tunafish Factory in Sicily, and in the collective exhibition LINGUAGGI COALESCENTI – Ithaka Won’t Fool Ya! at BBS-pro Prato, both projects curated by Valeria D’Ambrosio. In 2018 he participated in the collective exhibition Dimensione fragile at the Biblioteca Vallicelliana in Rome. He is currently participating in the collective exhibition curated by Giulio De Mitri NutriMenti18 presences in the comtemporary art. Palazzo Pantaleo, Taranto, and in the 6th edition of Contemporary Art at the Marche Art Center in San Benedetto del Tronto. He lives and works at Salerno.

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